Eroina, cocaina e marijuana sono più potenti ed economiche che mai

Stando a una recente indagine, eroina, cocaina e marijuana sono molto più potenti, facili da trovare ed economiche di quanto fossero prima della Guerra alla Droga.

Sapevamo già da tempo che la guerra alla droga ha registrato più fallimenti che vittorie, ma le statistiche riportate sul British Medical Journal da Evan Wood, dell’Urban Healt Research Initiative dell’Università della Columbia Britannica, sono sbalorditive. Wood e il suo team hanno analizzato i dati sul traffico di droga trasmessi dai governi di sette Paesi. Fra il 1990 e il 2010, tenendo conto dell’inflazione, il prezzo medio di eroina, cocaina ed erba è sceso dell’80 percento. Inoltre, le droghe sono diventate più potenti. La purezza media dell’eroina è salita del 60 percento, quella della cocaina dell’11 e la potenza della cannabis addirittura del 161 percento. La storia è praticamente la stessa sia in Europa che in Australia, con un prezzo medio che tutto sommato rimane stabile nonostante l’ingente numero di sequestri.

Anche se l’ossessione dei coltivatori d’erba per i livelli di THC era nota da tempo, sembra che la tendenza al “potenziamento” si sia estesa a sostanze già di per sé più forti. Abbiamo parlato con Wood a proposito della differenza fra proibizione e regolamentazione, e di cosa questo implichi esattamente.

VICE: In sostanza, i dati emersi dal rapporto appoggiano la teoria per cui il sequestro degli stupefacenti non funziona, giusto?
Evan Wood: Esatto. Il costo dell’erba è visibilmente sceso nel corso degli ultimi anni, e la potenza è aumentata. La stessa cosa sembra accadere con eroina e cocaina, un fatto su cui gli Stati Uniti hanno insistito molto nel portare avanti la lotta alla droga. Quando si guardano i dati però, si nota che negli ultimi due decenni non ci sono stati passi avanti in quel campo. Il traffico aumenta e diminuisce, ma secondo dinamiche che non hanno nulla a che fare con gli interventi del governo.

Sui media, ogni volta che si parla di sequestri vengono mostrate immagini di uomini armati in stanze piene di droga, e questo dà l’impressione che il sequestro in qualche modo influisca sul traffico e la disponibilità di droga presso i consumatori. Ma non c’è nessuna prova economica concreta che lo dimostri. I carichi sequestrati non sono niente in confronto alle dimensioni effettive dei traffici.

Ed è proprio questo che viene fuori dalla vostra ricerca: a dispetto di tutti gli sforzi profusi, non c’è nessun contraccolpo dalla parte dell’offerta.
Per darti un’idea di quanto sia imponente il traffico, uno scienziato ha portato avanti uno studio cercando di stimare il peso e la massa della droga che passa dal Messico agli Stati Uniti, e ha calcolato che per supplire alla richiesta di droga  per un anno si dovrebbero riempire 60 tir. Be’, a Laredo ogni anno passano il confine 5,5 milioni di tir. Ti dà un vaga idea di quanto debba essere difficile portare avanti questo compito. Per riuscire a essere veramente efficaci, si dovrebbe mettere a punto un sistema per individuare i 60 tir fra i 5, 5 milioni.

Posso capire che i carichi rimangono sostanzialmente gli stessi, ma perché la potenza è aumentata e il prezzo è sceso?
Una delle ragioni è che semplicemente l’offerta ha superato gli sforzi compiuti per arrestarla. La cocaina e l’eroina possono essere tagliate un certo numero di volte, ma l’offerta è così grande che non c’è più alcun bisogno di farlo. Di conseguenza al consumatore arriva droga più pura e potente.

Il libero mercato ha qualche responsabilità? Oggi ci sono più giocatori in ballo?
Dal punto di vista capitalistico, quando porti a termine una grossa operazione antidroga crei dei vuoti. Pensa a uno dei “risultati” più clamorosi della guerra alla droga: la rimozione del cartello di Medellín. Quando è successo si sono create opportunità per altri produttori, e il mercato si è diversificato.

E a mobilitarsi non sono stati soltanto i produttori colombiani: anche i trafficanti messicani hanno cercato di risalire la catena di produzione fino a penetrare nel settore fin dai primi stadi. Inoltre, il traffico si è spostato verso altri paesi delle Ande.

Nel complesso, i dati a disposizione indicano che i terreni usati per produrre cocaina sono diminuiti. Ma altri sostengono che in realtà i trafficanti stiano semplicemente usando altre tecniche—per esempio, ottenendo raccolti maggiori usando differenti varietà di piante in grado di crescere in terreni più piccoli. Ormai fa parte dell’economia della zona, quindi se cerchi di portarglielo via, la gente troverà altri modi per rientrare nel mercato.

Quindi, se i sequestri non servono veramente, cosa possiamo fare?
Abbiamo sprecato centinaia di miliardi di dollari nel tentativo di fronteggiare il problema. Abbiamo bisogno di metodi alternativi che diano più risultati. Ci sono vari livelli di utilizzo, e non tutti sono dannosi. Dobbiamo guardare alle percentuali di overdose, o ai casi di contagio di epatite C o HIV: questi sono i numeri che vogliamo veder diminuire e il tipo di cose a cui dobbiamo pensare quando parliamo di guerra alla droga.

Negli stati di Washington e Colorado, così come in Uruguay, ci sono stati dei segnali: alcuni hanno iniziato a guardare alla regolamentazione piuttosto che alla proibizione. È un passo che tutti possono compiere?
In un discorso del 1998, Kofi Annan, allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, disse di essere fiducioso nel fatto che di lì a dieci anni avremmo potuto godere di un mondo senza droga. Sono passati 15 anni, e oggi è uno dei tanti leader ad appoggiare la legalizzazione e la regolamentazione delle sostanze. Allora aveva formulato un pensiero in linea con le attitudini degli anni Novanta. Ma oggi, Kofi Annan, e a mio giudizio molti altri, si sono resi conto della situazione.

La gente sa che questo proibizionismo è estremamente imperfetto e che l’incarcerazione di milioni di persone per via del consumo di droga ha avuto profonde conseguenze sociali.

La marijuana è una cosa, ma credi sia possibile che accada qualcosa di simile anche per sostanze più potenti?
Non so come saranno le politiche antidroga del futuro, ma posso tranquillamente dire che applicare una singola strategia a un certo numero di sostanze diverse le une dalle altre è quantomeno segno di scarsa comprensione e lungimiranza.

In Canada è in corso la sperimentazione sulla prescrizione di piccoli quantitativi di eroina per pazienti che non hanno completato con successo il trattamento a base di metadone. E i risultati sono positivi. Ovviamente non sto spingendo per una regolamentazione dell’eroina simile a quella esistente in alcuni paesi per la cannabis, ma strategie come queste hanno registrato buoni risultati tanto in Svizzera quanto in altre realtà in cui vengono applicate.

Fonte: http://www.vice.com/it/

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