L’hacker dei cartelli messicani

Poteva sembrare un giorno come un alto. Felipe del Jesùs Peréz Garcia si è vestito, ha salutato sua moglie e i suoi figli ed è partito per andare a lavoro. Avrebbe dovuto fare un viaggio di due ore dalla sua casa a Monterrey, nello stato di Nuevo Leòn nel Messico Nord-Orientale, fino a Reynosa, nel vicino stato di Tamulipas, dove Felipe, architetto, avrebbe dovuto cercare possibili luoghi per l’installazione di ripetitori per un’agenzia di telecomunicazioni.

Quella è stata l’ultima volta in cui è stato visto da qualcuno.

Tanya, la moglie di Felipe, è tormentata dalla sparizione del marito. “Non faccio altro che cercare informazioni su di lui,” mi ha detto. Felipe aveva una grande bocca e degli occhi color nocciola, aveva 26 anni quando è scomparso il 19 marzo 2013, poco meno di due anni fa.

È una storia, o meglio la mancanza di essa, piuttosto comune in Messico. Le persone spariscono, e la maggior parte dei casi non sono risolti prima di anni, se non vengono direttamente archiviati. Tanya è solamente l’ennesima in una vastissima rete di parenti e amici abbandonati con centinaia di domande senza risposta, il loro obiettivo è tentare di ritrovare los desaparecidos. Aspettano che il telefono squilli.

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