La droga del futuro sarà digitale?

Addio spinelli, cocaina, ecstasy. Tra 20 anni, ci si farà di stimolazioni cerebrali, ultrasuoni e nanoparticelle. Parola di esperto. Nella realtà, intanto, vanno per la maggiore le sostanze sintetiche “furbe”

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Si può arrestare un bot?

Il sequestro da parte delle autorità di oggetti acquistati casualmente da un software nel Deepweb risolleva questioni sulla libertà di espressione e sulla responsabilità giuridica di programmi progettati per decidere in modo autonomo.

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Gli psiconauti provano tutte le droghe che non vorreste mai provare

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Se siete in cerca di un nuovo hobby e vi piacerebbe provare droghe di nuova sintetizzazione prima di chiunque altro al mondo, perché non diventare uno psiconauta? Registratevi, e sarete in grado di sballarvi con sostanze che non sono ancora state nemmeno regolamentate. Sembra un’idea idiota e molto pericolosa, ma almeno non finirete in galera, perché lo starete facendo per la “ricerca”.

In generale, gli psiconauti sembrano dividersi in due campi. Una parte dice di testare i prodotti con lo scopo di documentare gli effetti delle droghe e valutare se è sicuro utilizzarle. L’altra (più tendente all’esagerazione) ritiene che essere uno psiconauta abbia a che fare più che altro con l’esplorazione delle frontiere della mente.

Tra le designer drug troviamo 25I-NBOMe, JWH-018 e la dimetocaina, in alcuni casi dimostratesi più pericolose di quelle che vorrebbero sostituire—ovvero, rispettivamente, LSD, erba e cocaina. Il 25I-NBOMe, per esempio, si misura in microgrammi, rendendo impossibile verificarne la quantità da assumere a occhio nudo e avendo causato nello scorso anno cinque morti per dosaggio improprio.

Nonostante i rischi, su Erowid (un sito dedicato alle sostanze psicoattive) sono parecchi i “consumatori responsabili” pronti a dichiarare che le nuove droghe che stanno testando sono divertenti, almeno fino a che non impazzisci e inizi ad abusarne. Ho contattato un paio di psiconauti su Erowid e ho chiesto loro perché hanno deciso di trasformarsi in cavie da laboratorio per permettere a chiunque di comprarsi un po’ di strana polvere su internet.

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Google: profitti pubblicità anche dai trafficanti di droga

È sempre bene non fidarsi a occhi chiusi di quello che offre la pubblicità, anche se è quella fornita da AdWords di Google.

Lo ha scoperto a proprie spese una cittadina britannica che, cercando i biglietti per le prossime olimpiadi, ha inserito in Google la chiave di ricerca Olympic tickets e ha cliccato sul primo risultato sponsorizzato che il motore le ha restituito. Continua a leggere Google: profitti pubblicità anche dai trafficanti di droga

La vera guerra alla droga in Messico – Blog del Narco

Quelli che trovate qui sotto sono i paragrafi di apertura di Dying for the Truth. Il libro parla del famigerato Blog del Narco, nato per tenere i messicani al corrente delle attività (spesso cruente) dei sanguinari cartelli della droga, compito in cui i media tradizionali hanno fallito:

Poco prima che completassimo questo libro, due persone-un ragazzo e una donna che lavoravano con noi-sono stati sventrati e impiccati a un ponte nello Stato di Tamaulipas, nel nord del Messico. Grandi cartelli scritti a mano, noti come “narcobanner”, appesi vicino ai loro corpi, menzionavano il nostro blog, e dicevano che è questo che succede agli spioni di internet. Il messaggio si chiudeva avvertendoci che i prossimi saremmo stati noi.  Continua a leggere La vera guerra alla droga in Messico – Blog del Narco

I cartelli messicani vanno pazzi per i social network

Anche i membri dei cartelli della droga messicani hanno iniziato a sfruttare il potere della rete, utilizzandola per fare pubbliche relazioni, postare autoscatti con le pistole e tenere d’occhio i bersagli monitorando i loro movimenti sui social media.

Antoine Nouvet, dell’organizzazione canadese SecDev Foundation, ha collaborato con l’lgarapè Institute al progetto “Open Empowerment Initiative”, un’indagine sulle possibilità offerte dal cyberspazio nella costruzione di relazioni in America Latina, e così facendo ha scoperto un sacco di cose su come i cartelli utilizzino internet per i propri nefasti fini.  Continua a leggere I cartelli messicani vanno pazzi per i social network